Vuoto d'Azione di una Sacralità Guerriera | Una centralità in un limite senza dimensioni | Dialogo su una figura astratta | Intervista a Gianni Asdrubali | STROMBO
"..all'inizio sembra che esegui traiettorie di scontri tra particelle...tipo schiuma quantistica.." in Surfing with the Alien, a cura di Marco Tonelli, 2020.
Sì, ed è pure come un entanglement, un intrecciamento e unificazione a distanza e nello stesso istante, tra informazioni dello stesso stato cerebrale ad un altro. Mi trovo in velocità, in un punto del caos, in un determinato momento spazio temporale, e la traiettoria che si origina nell'urto in velocità tra gesto e vuoto, tra ciò che esiste e tra ciò che manca, trova una coincidenza e unificazione della stessa informazione in un altro punto simile di un altro momento spaziotemporale. Io so già, ad esempio, che se mi trovo in un punto A dello spazio, la traiettoria del mio gesto " non dipende da me" ma è la traiettoria stessa che si " corporizza" nel punto B. Io so già che se mi trovo nel punto A, istantaneamente sto facendo risuonare a distanza 'il punto B. Mi trovo nello stesso istante sia nel punto A, sia nel punto B. E tutto questo è scritto nel cervello. Seguo un disegno mentale, so già dove devo andare senza saperlo. Non esiste nessun punto di riferimentonè e quindi ne verticalità ne orizzontalita', perché la realtà è "storta" è curvilinea, flutta a salti, non c'è nessun appiglio, nessuna certezza, nessun limite pacifico, nessuna libertà che non si costruisca sul limite, tutto è tragico in questo organismo che si dibatte contro la sua dissoluzione, e tutto è altro da noi. Questo lavoro "Stromboloide" riprende il mio lavoro "Tromboloide" del 1992, la differenza è che prima era più " schizzato", ora è più "compatto" e la differenza è data dal fatto che ci sono 32 anni di informazioni che comprimono, che schiacciano il mio sistema neuronale su un piano che allo stesso istante è pure una sfera. Il mio gesto non è primario, risente della zona assente che lo origina, e non è un disegno, non è una pittura: è entrambi in uno dove sia la parte dipinta che quella non dipinta si unificano in una unità statico-dinamica indivisibile. E siccome quest'uno ha infinite dimensioni è sostanzialmente una "scultura" e questo lo aveva intuito bene Giovanni Carandente, quando mi invitò alla Biennale di Venezia nel 1988: "..una pittura che assume in sé le sembianze della scultura.." Per questo non ho mai realizzato una scultura, perché non mi serve, perché quella tridimensionalità è già scritta e schiacciata nel piano stesso della superficie, una superficie profonda: la superficie è la profondità. Casomai saranno le macchine ad aprire la superficie e tridimensionalizzare quelle informazioni nello spazio quotidiano ( un esempio: il video Zacheus presentato a Spoleto a Palazzo Collicola).
Tuscania, Gennaio 2024