Biografia

Gianni Asdrubali si afferma nei primi anni ottanta, come protagonista di una ricerca contrapposta alle regole espressive allora dominanti.

«…si può dire che Gianni Asdrubali appartiene cronologicamente e geograficamente al decennio degli eighties italo-americani e transavanguardistici. Ma egli ha deciso di giocare l’alternativa e di opporsi al flusso mediatico del self-service dei prodotti culturali. Fra tutte le individualità che formano il tessuto attuale del mercato dell’arte, Asdrubali costituisce da solo una generazione. Al di là di tutte le attitudini citazioniste e neo-concettuali che trascina con se questa fine di secolo, la sua pittura si è organizzata dal 1980, come un rifiuto attivo del trapasso delle avanguardie ed egli ha rigettato lo stato di latenza per stabilirsi in stato di ricerca…»

(Elisabeth Bozzi, in Ligea, n. 3-4 Parigi 1989).

In questa ottica, rivolta più alla sperimentazione che alla narrazione, Asdrubali trasforma le informazioni in attivo pittorico, riuscendo a ridefinire, a inventare cioè un’immagine di realtà nuovamente complessa e allo stesso istante diretta e semplice. Un’immagine generata nel punto più estremo, l’inizio. Luogo di scuotimenti feroci, per nulla pacifico, e dove tutti gli opposti collassano (pieno-vuoto, conscio-inconscio, diritto-storto, statico-dinamico, sotto-sopra, buio-luce, ecc...).

Non si tratta più dell’ennesimo passaggio dalla linea retta alla linea curva, del passaggio cioè da un progetto forte (moderno) a quello dolce (postmoderno), ma della loro possibile unificazione in una figura che trova nella contraddizione un equilibrio di verità. Si tratta di un’immagine anomala, in continuo divenire, eppure ferma, dove la sua apparizione coincide con la sua sparizione, un’immagine, insomma, che non può essere definita né da una teoria, né da uno “stile”, perché dipende ed ha a che fare, con quel nodo fondamentale e contraddittorio che è la vita.

Questa fusione e compressione di tutti gli opposti in un’immagine generativa e immediata, sarà evidente nell’opera del 1988, Eroica. Ma tutto questo in Asdrubali viene molto prima. È gia contenuto nel suo primo lavoro del 1979 Muro Magico. Una stanza vuota, dove propro a causa di questo vuoto viene a crearsi una tensione che porta l'artista a fare una azione. Quindi non è l'artista a fare l'azione ma la tensione del vuoto che provoca lo stimolo ad agire. Di quì una proliferazione di segni, che invade le pareti, il soffitto e il pavimento, ma ciò che è interessante è che tutta questa valanga di pittura si annulla, ritorna cancellandosi, al vuoto iniziale, al bianco della stanza. Il tentativo, di essere protagonista attraverso una propria azione sul vuoto, è giustamente fallito. Questo primo lavoro, che è il fondamento di tutta la ricerca a venire, determina quella coscienza di sapere che qualsiasi azione dipende, non da se stessa, ma dallo stimolo che l’ha generata.La partenza è il vuoto, la chiusura è lo spazio. ma quale spazio? se lo spazio dipende dalla tensione generata dal vuoto e non da una composizione allora si ha a che fare con qualcosa di molto curvilineo, non euclideo. Di qui quella sua frase solitaria, quasi inquietante, «La pittura inizia là dove io non dipingo».

Asdrubali espone per la prima volta nel 1982, alla mostra Lapsus, alla galleria La Salita di Roma, dove seguirà poi una personale nel 1985. Sempre nel 1982 viene invitato da S. Lux al Convegno di Artisti Contemporanei all’Università La Sapienza di Roma, dove espone una sequenza di diapositive del suo primo lavoro: Muro Magico. In questo contesto, al di là delle appartenenze stilistiche, assimila ciò che più gli appartiene: dalla forza selvaggia e cosmica di Fontana alla concretezza drammatica eppure nobile della plasticità di Enrico Castellani, allo spazio psico-cosmico di Luigi Boille. Ma pure l’ingegno concettuale di Gianfranco Notargiacomo, la macchina della pittura di Bernard Frize.. Francis Bacon, Matthew Barnej, Keith Haring, Giulio Turcato, Frank Lloyd Wright, Louis Kahn, Karlheinz Stockhausen, Louis Ferdinand Céline, Gilles Deleuze, lo spazio matematico di Calabi-Yau...Il campo gravitazionale, il tempo che non esiste a livello fisico ecc..

In quegli anni, conosce il critico Flavio Caroli con il quale parteciperà a diverse mostre: Anniottanta, Galleria d’Arte Moderna, Bologna, 1985. NuoveGeometrie, Rotonda della Besana, Milano, 1986. Australian Biennale of Sydney, National Gallery of Victoria, Sydney, 1988. Italian Contemporary Arts, Taiwan Museum of Art, 1990. La prima mostra personale di Asdrubali è alla Galleria Artra di Milano nel 1984. Nel 1985 fa parte del gruppo Astrazione Povera, teorizzata dal critico Filiberto Menna in una serie di mostre in gallerie d’arte e spazi pubblici: Galleria Marconi, Milano; Galleria dei Banchi Nuovi, Roma; Galleria Ghiglione, Genova; Galleria d’Arte Moderna Gallarate; La Salerniana, Erice (Trapani).

Nel 1986 viene invitato alla Quadriennale di roma Nel 1988 partecipa alla Biennale di Venezia, alla Biennale di Sydney e viene invitato da Veit Loers alla mostra internazionale Schlaf der Vernunft, al Museum Fridericianum Kassel, con Jon M. Armleder, Gianni Colombo, Gerwald Rockenschaub, Richard Deacon, Gunter Forg, Jeff Koons, Thomas Schütte, Haim Steinbach...

Conosce Maurizio Corgnati, che lo invita a Maglione nel piccolo ma grande centro artistico da lui diretto, per ealizzarvi delle opere e nel 1990 produrranno un video Combattimento, strettamente connesso tra l’azione artistica di Asdrubali e un monologo dello stesso Corgnati, regia di Daniele Panciolla.

Nel 1989 è invitato alla mostra Orientamenti dell’arte italiana a Mosca, alla Casa Centrale dell’Artista e poi a Leningrado nella Sala Centrale delle Esposizioni. Nel 1990 espone a Palazzo Forti a Verona, alla Permanente di Milano, al Kunstmuseum di Darmstadt e al Museu de Arte Moderna de São Paulo, Brasile.

Nel 1992 realizza il Tromboloide, un’opera che viene presentata per la prima volta alla galleria Il Milione di Milano e che segna un momento importante del suo lavoro, nella definizione di uno spazio sempre più compatto e atomico. È del 1994 un testo innovativo, scritto dal critico Lorenzo Mango sul Tromboloide, in occasione della mostra personale di Asdrubali, Universo Tromboloide, alla Galleria Allegrini di Brescia.

«...un’attitudine mentale che esca definitivamente dal novecento e dagli stili... Nei tromboloidi, l’essenza della loro natura è nella loro non appartenenza agli stili, ai linguaggi, ai concetti...»

(Lorenzo Mango, 1994)

Nel 1993 partecipa alla mostra La Fabbrica Estetica al Grand Palais di Parigi. Nel 1996 fa una grande mostra alla Galleria d’Arte Moderna di Spoleto, nella sede di Palazzo Racani Arroni. Partecipa alla mostra Tromboloide e disquarciata, alla Rocca Paolina di Perugia. Nel 1997 è invitato da Giovanna Bonasegale alla mostra Lavori in Corso alla Galleria Comunale d’ Arte Moderna di Roma.

Tra il 1997 e il 2000 espone in una serie di mostre sull’arte italiana: al Museum Rabalderhaus, Schwaz, alla DuMont Kunsthalle, Colonia, alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, alla Städtische Galerie, Rosenheim, ai Musei Civici di Villa Manzoni a Lecco, alla Farnesina, Ministero degli Affari Esteri, Roma, alla Fondazione Bandera per l’Arte, Busto Arsizio e a Palazzo Briccherasio di Torino.

Nel 2001 l’Institut Mathildenhohe di Darmstadt gli dedica una un'ampia retrospettiva "Strutture dinamiche nello spazio". In questa sede, tutto lo spazio del museo viene annullato e sostenuto dall’opera d’arte. L’opera non è pensata per lo spazio espositivo, ma è lei che attiva lo spazio quotidiano (da una parete tutta bianca di una galleria, ad una tutta sporca di un’officina meccanica, ad una cantina, ad una piazza...). Tutto lo spazio, compresso in un limite, attiva e trasforma in positivo l’inerzia del quotidiano. E allora l’opera è spazio che sostiene lo spazio. L’opera non è sorretta da nessun contesto, lei stessa è il contesto.

Sempre nel 2001, partecipa alla mostra Cross-Road Arte Contemporanea dalla collezione Tonelli, Castello Colonna di Gennazzano. Nel 2002 viene invitato dalla Galleria Arte Studio Invernizzi alla mostra Per una estetica relazionale, con B. Frize, A. Charlton, H. Corner, H. Federle, G. Umberg. Nel 2003 e nel 2005, invitato da Danilo Eccher, partecipa a due mostre al Macro, collezione MACRO, Museo d’Arte Contemporanea di Roma. Nel 2001 e nel 2004 partecipa a due mostre con E. Castellani, alla Galleria Invernizzi di Milano e alla Galleria Santo Ficara di Firenze.

Nel 2003, in collaborazione con la progettista Pamela Ferri costituisce il gruppo ZAMUVA che ha come obiettivo il conseguimento di una nuova spazialità, in cui un ruolo fondamentale è svolto dalla coscienza del vuoto come principio generatore di qualunque azione dotata di senso. Questa nuova spazialità denominata "Spazio frontale", è pubblicata nel 2005 da Prearo Editore, a cura di Bruno Corà. Numerose sono le pubblicazioni che Zamuva, ed in particolare le realizzazioni architettoniche ed altri progetti spaziali di Pamela Ferri, ricevono nel corso degli anni come Domus nel 2006 e Domus China nel 2007

Nel 2004 la Galleria Artra di Milano lo invita ad esporre al Palazzo Ducale di Genova e nel 2005 ad Artissima a Torino, insieme a Meschac Gaba e Gianni Motti, in un confronto-scontro di individualità espressive e contemporanee diverse.

Nel 2006 realizza Stoide. Questo lavoro sarà presentato per la prima volta alla galleria Artra di Milano nel 2006 e successivamente alla galleria Santo Ficara di Firenze, accompagnato da un testo critico di Philippe Daverio.

Nel 2007, Zamuva sono invitati a presentare il progetto di Pamela Ferri - Zumoide - al Festival della Scienza di Genova, nella sezione La matematica scoperta, e all’Auditorium di Roma. Nel 2010, il gruppo Zamuva è è stato chiamato ad intervenire nell'ambito di un ciclo di conferenze tenutosi in occasione del Triennale Design Museum, Salone del Mobile, dove il progetto Zudynamic: dallo spazio frontale di Gianni Asdrubali alla superficie spaziale di Pamela Ferri è stato discusso.

Sulla rivista Exibart n°35, un articolo del teorico di architettura contemporanea Luigi Prestinenza Puglisi scrive sul gruppo Zamuva “(…) credo che la strada intrapresa da Asdrubali e Ferri, possa dare più di qualche spunto di riflessione. Se non altro perché cerca il nesso comune tra le diverse arti nella giusta direzione: quella dello spazio”.

Nel 2011, Gianni Asdrubali è invitato ad esporre presso il Padiglione Italia della 54° Biennale di Venezia la sua nuova opera appartenente al ciclo Steztasetss.

Nel 2012 si ritrova nella bottega Gatti di Faenza dove effettua una serie di grandi opere in ceramica che verranno installate nello spazio di L. Ghirlandi a Faenza. L'incontro con la ceramica ha inciso notevolmente sul fare artistico di Asdrubali il quale raggiunge su questo supporto, liscio e privo di attriti, notevole velocità e immediatezza. Nel 2014 espone alcuni di questi lavori al BAAC (Biennale Arte Contemporanea Ceramica) e, nel 2016, in occasione della mostra Materia Prima a cura di Marco Tonelli, viene inaugurata una grande opera installata nello spazio urbano del Comune di Montelupo Fiorentino, sugli argini del fiume Pesa che attraversa il centro storico della cittadina.